Intervista a
GianOrso
di Fabrizio Giuffrida
Metti un pomeriggio di primavera.
Metti due amici davanti a un caffè.
Metti la voglia di parlare di fotografia.
Ecco cosa ne è uscito fuori.
Come hai iniziato a fare
fotografia?
Per tanti anni ho disegnato. Innamorato di Michelangelo, di
Bernini - e a Roma come ti giri vedi loro opere – innamorato del
“Gange” di piazza Navona [NdR: una delle statue della Fontana dei
Quattro Fiumi, opera appunto di Bernini], quando andavo a scuola ho
iniziato a disegnare.
A me sono sempre piaciute la pubblicità e la grafica, e quindi
finite le medie sarei voluto andare in un liceo artistico. I miei
invece non hanno voluto, e alla fine ho fatto studi di ragioneria; ho
però continuato a comprare libri di disegno e a disegnare. In
seguito ho iniziato a comprare le riviste porno americane e a
ridisegnare i modelli che vedevo nelle foto. A un certo punto
però non mi interessava più copiare, ed è
così che ho comprato una macchina fotografica e ho iniziato a
scattare.
Erano gli anni ’80, ero ubriaco di foto di moda. Mapplethorpe era
esploso dappertutto, c’era il suo bianco e nero... c’era Newton, c’era
Ritts, c’era Avedon.
Io compravo riviste di moda e strappavo le pagine che mi interessavano
per conservarle.
Ancora oggi ho dei servizi bellissimi di questi fotografi che non trovi
nei libri, perché non tutto quello che esce sui giornali viene
poi raccolto. Io le conservo gelosamente. Vedendo queste foto mi
è venuta voglia di creare, di sperimentare. Ho cominciato con
piccoli passi.
La cosa più classica che ho fatto è stata seguire i
consigli tecnici di libri sulla fotografia e poi andare a fotografare
le statue di Roma. Il vantaggio delle statue è che hanno
pazienza, si fanno fare di tutto, non si stancano. Poi ho iniziato a
chiedere agli amici se volevano farsi fotografare e ottenevo sempre
risposte negative. Un giorno però, per fortuna, il mio amico
Michele, a cui devo veramente tantissimo, mi disse di sì, e
così potei finalmente fare delle foto vere. Era l’inverno del
1985.
Oggi quelle foto hanno soprattutto un interesse affettivo per me,
perché mi parlano della mia voglia di fare foto, mi ricordano
questo amico che oggi non c’è più. Era un uomo
bellissimo, il mio ideale: un omone alto, con le mani grosse,
divertentissimo. Lui si fece fotografare, ed è stato forse il
primo che ha creduto in me e nelle mie possibilità. A distanza
di tanti anni, nel mio spazio su Flickr gli ho fatto un ringraziamento,
perché non avevo avuto la possibilità di farlo prima
della sua scomparsa.
Ancora oggi quando fotografo o lavoro sulle foto, mi capita di pensare:
chissà se a Michele questa sarebbe piaciuta, chissà cosa
avrebbe detto oggi che ho fatto tante cose, che c’è il sito...
Parlaci un poco del tuo sito,
www.gianorso.com, quando nasce, e perché? Hai molti visitatori?
Il sito è nato nel 2004, ma fino all'ottobre 2005, data
della messa in linea delle prime gallerie, non aveva avuto alcun
movimento. L'idea è nata dalla volontà di mostrare le mie
foto senza nessuna censura o mediazione da parte di altri. Per la prima
volta sentivo la necessità di mettermi in gioco personalmente e
direttamente. Così ho comprato il mio dominio, cercato qualche
software di generazione di gallerie in flash, e con la pazienza del mio
webmaster, nonché “husbear”, ZippOrso, è stato costruito
il sito nella sua prima versione. Controllo spesso le statistiche di
chi lo visita e ho scoperto che, a parte il grande traffico di
americani ed europei vari, grandi visitatori del mio sito sono i
giapponesi. È stata una piacevole sorpresa!
Comunque il traffico di visitatori è di circa 1.000, 1.500
contatti al giorno, con punte di 4.000 quando cambiano le gallerie o
quando qualche sito mi dedica magari un articolo ed inserisce il link
al mio sito. Il sito ha principalmente la funzione di mostrare i miei
lavori, tout court.
È la mia personale “galleria d'arte”, dove posso mettere i
lavori che amo, senza dover seguire nessuna strategia commerciale,
senza inseguire chissà quali mete, e soprattutto senza censure.
Spesso mi chiedo se tutto il mio “sbattimento” tra fare le foto,
l'editing, il cercare le pose migliori, i rimandi artistici vari, alla
fine sia solo un gioco nella mia testa, che alla maggior parte delle
persone non interessa se non nella fruizione immediata della
nudità dei corpi e basta.
Ma poi, di tanto in tanto, ricevo anche mail da parte di persone che
hanno scoperto il mio sito per caso e che, oltre ad apprezzare il lato
artistico, hanno avuto una personale rivalutazione di sé
stessi, dopo anni di pessimi rapporti con il proprio fisico,
mortificato e nascosto il più possibile.
Queste mail mi danno la forza di fare sempre meglio, sempre di
più.
Le gallerie nascono di volta in volta, a seconda delle foto che ho
scattato nei mesi precedenti. L’idea originaria era quella di cambiarle
ogni mese. Ma già dopo la seconda o la terza volta, ho capito
che era impossibile e soprattutto inutile alla fruizione e alla visione
delle foto.
Attualmente le gallerie cambiano ogni sei o sette mesi, in modo da
darmi il tempo di effettuare l’editing delle foto nel migliore dei
modi. In generale sul sito ci sono due o tre gallerie dedicate ai
modelli, una dedicata ai ritratti, una alle foto di coppia e una, che
è nata per caso ma che si sta evolvendo continuamente, dedicata
a foto di paesaggi naturali e urbani.
A proposito del sito, nel testo
che appare nella galleria “Portraits of Modern Gentlemen” parli di una
“specifica tipologia maschile che da sempre è il mio oggetto del
desiderio”. Guardando le tue foto si vedono modelli molto diversi per
età, corporatura e grado di disinvoltura di fronte
all'obiettivo. Cosa intendi per tipologia maschile? Come la definisci?
Credo che questa mia affermazione sia molto legata al momento in
cui stavo creando la pagina web e cercavo di trovare un
“manifesto/affermazione” del mio soggetto fotografico.
La “tipologia maschile/oggetto del mio desiderio” è sicuramente
riferita a uomini di corporatura robusta, anche molto robusta, con
occhi chiari, barba rossa, capelli rosso/biondo. Insomma dei
vikinghi-scozzesi-irlandesi. Un frutto della proiezione dei miei
desideri che difficilmente ho poi incontrato nella vita reale.
Fin da ragazzino sono stato attratto da un certo tipo di uomo, che non
è il “bello” usuale. Guardavo le persone grosse e non quelle
magre, anche se poi mi rendevo conto che queste ultime venivano
definite belle e le altre no. Poi considera che fin da bambino sono
stato affascinato dalla fotografia, dai libri d’arte. A 6-7 anni mi
regalarono un libro sul Vaticano e la Cappella Sistina, con tutti
questi corpi nudi e c’erano anche le sculture di Michelangelo.
Sono stato MOLTO attratto da questa tipologia, dove la forma del corpo
è molto più espansa, non è quella solita del nudo
maschile. Poi crescendo venni a contatto con altri modi di
rappresentare l’uomo. Sono stato subito affascinato dalle sensuali
forme iperboliche di Rubens, di Giambologna, di Canova, da tutta una
serie di artisti che raffiguravano questo uomo magnifico, imponente,
questo essere che andava al di là del concetto di “bello”
veicolato dai media, dalla fotografia, dal cinema. Oggi ci sono attori
come Johnny Depp, Hugh Jackman... che rappresentano l’ideale estetico.
Io li trovo anche belli, li guardo con piacere, però non
rappresentano il mio tipo.
Ricordo a 19-20 anni, quando cercavo di spiegare il mio tipo ideale ai
miei amici: come fai a spiegare a uno che ti dice che il suo “mito”
è Tom Cruise che il mio è invece John Goodman?
Ai miei amici piacevano questi tipi tutti muscolosi, a me il cantante
del Banco del Mutuo Soccorso, Francesco di Giacomo. Insomma due scuole
di pensiero decisamente lontane.
Quindi la tua fotografia nasce
come trasposizione del desiderio?
Si, la mia fotografia è proprio la trasposizione del mio
interesse, del mio desiderio, del mio ideale, che ovviamente non
è proprio reale, l’ideale te lo costruisci tu.
Però ci sono oggettivamente dei particolari fisici che mi
interessano molto, ad esempio il viso, le gambe, la corporatura. Ci
sono persone che mi piacciono subito, d’istinto, e poi invece
conoscendole, parlandoci o pensando di fargli delle foto perdo tutto
l’interesse. In questo l’interesse fotografico è del tutto
simile al desiderio. Così come mi è capitato di
fotografare delle persone che mi piacevano moltissimo ma che poi non
erano assolutamente all’altezza delle mie fantasie e delle mie
aspettative.
A cosa ti sei ispirato per
iniziare a fare foto di nudo?
La rivista Colt, per me è stata la Bibbia. Pur rendendomi
conto che quella tipologia era assurda e inesistente, perché
c’erano tutti questi modelli iper-muscolosi, strepitosi, patinati.
Però la fotografia di colui che poi ha “inventato” lo stile
Colt, Jim French, ha rappresentato un ideale maschile che ancora oggi
viene copiato. Mi piacevano le pose, mi piaceva il taglio delle foto.
La mia seconda “ossessione” sono state le riviste porno americane tipo
Drummer, nella quale vedevo una certa tipologia maschile che qui da noi
non c’era. Poi c’è stato l’incontro di Mapplethorpe, con i suoi
bianchi e neri estremi, con le sue rappresentazioni, la sua
capacità di estetizzare situazioni che potevano essere viste da
fuori come di estrema violenza, rendendole immagini da museo. Ancora
oggi penso all’estrema modernità della foto di due uomini
barbuti e pelosi, di cui uno è legato a testa in giù
mentre l’altro gli stringe i testicoli [NdR: “Elliot and Dominick,
1979”, in Robert Mapplethorpe, Ten by Ten p. 11, Schirmer and Mosel,
Monaco 1988].
E’ una foto che io trovo bellissima, disturbante e proprio per questo
non banale. Ho visto gente a Venezia che scappava dalla mostra di
Mapplethorpe a Palazzo Fortuny! Perché comunque ti mette di
fronte a un tipo di estetica, di sessualità che non tutti sono
disposti a vedere, e tanto meno ad accettare.
È difficile trovare dei
modelli?
Come ti ho accennato all’inizio quando ho deciso di iniziare a fare
foto tutti mi dicevano di no,
Io credo che le persone hanno sempre un rifiuto, una paura di mettersi
davanti a una macchina fotografica, specie quando non è la foto
fatta a una festa o per strada, oppure la foto ricordo di un viaggio.
Ho anche capito gli indiani d’America, che avevano il terrore di farsi
fotografare perché dicevano che la macchina fotografica ti ruba
l’anima. È vero, la macchina fotografica ti può rubare
l'anima, può entrare dentro di te. Quindi gli inizi non sono
stati affatto facili,
Ma quando in seguito ho avuto la possibilità di mostrare i
risultati, quando sono riuscito a far capire alla gente che non cercavo
di fare un catalogo porno-cheap, ma che nei miei ritratti cerco
l’incontro tra il mio modo di fare fotografia e la persona che ho di
fronte, esaltandone quegli aspetti solitamente nascosti e negati,
è stato più facile trovare modelli disponibili. I primi
soggetti sono stati amici, poi amici di amici, fidanzati di amici, ecc.
Oggi utilizzo anche il web e la chat per avvicinare possibili modelli,
con risultati variabili a seconda della loro disponibilità e
serietà.
Hai detto che i tuoi soggetti
“hanno come punto comune l'essere ‘diversi’ dall'estetica dominante”.
Fino a che punto questo è un criterio costitutivo del tuo fare
fotografia?
Come hai notato anche tu, negli anni ho avuto l'occasione, e la
fortuna, di poter fotografare una varietà di corpi, volti, mani,
espressioni, gesti, che comunque hanno come punto comune l'essere
“diversi” dall'estetica dominante. Questo è stato il mio
punto di partenza, il voler mostrare al mondo che gli uomini di solito
maltrattati da tutti i media hanno una bellezza e una sensualità
che è pari, se non superiore, a tutti quei modelli che ci
vengono proposti dal cinema, dalla tv, dalla pubblicità. La
molla credo sia la volontà di andare contro questo concetto di
bellezza dominante, che è imposto, non mi appartiene. E
quindi è forse un modo di combattere per il mio ideale di
bellezza. Io trovo bellissime delle persone che altri
definiscono, con grande cattiveria, orrende.
Prima, quando ti ho chiesto della
tipologia maschile, ho notato che non la qualifichi mai, non dici mai
“orsi” per esempio.
Come mai? Accetteresti “fotografo degli orsi” come descrizione della
tua attività?
“Fotografo di orsi” mi comincia a stare un po’ stretta come
definizione. Non rinnego nulla, ma credo di aver superato quella fase.
In effetti ho un concetto molto flessibile di questa tipologia fisica.
Ci sono persone molto grosse che mi piacciono, così come ce ne
sono altre dal fisico meno prorompente che hanno un loro fascino.
Il viso è una cosa molto importante. Poi ho alcune preferenze,
per esempio mi piacciono molto i rossi, le pelli chiare, mi piacciono
molto gli affascinanti uomini spagnoli, trovo bellissimi gli americani,
così come i nord europei, ma sono affascinato dalla bellezza
della pelle nera e dalla delicatezza della bellezza degli orientali.
Voglio però chiarire una cosa, il concetto di orso mi piaceva
molto quando è nato, verso la fine degli anni ’80, quando mi
è arrivata la prima rivista bear dall'America... quello mi
piaceva moltissimo. Col tempo però si è svilito un po’
tutto: quello che era nato come una sorta di gruppo contro il modello
gay dominante, glamour e fashion, oggi ha riproposto esattamente gli
stessi difetti.
Per questo non faccio mai riferimento agli orsi, ai chubby, ecc.,
perché non voglio catalogare a tutti i costi. A me interessano
le persone.
Come sono i rapporti con i modelli?
I soggetti che ho fotografato sono difficili, non immagini
quanto! Il mio “vederli belli” si scontra con cattivi rapporti con il
proprio fisico, a volte anche con sé stessi. Il 99 % delle
persone hanno un livello di accettazione di sé bassissimo,
raramente mi è capitato qualcuno che fosse pienamente
consapevole e piacevolmente d’accordo con il suo essere “diverso tra i
diversi”. Molti non si accettano, vorrebbero essere totalmente diversi.
Una volta arrivò un ragazzo veramente bello, giovane, moro,
occhi azzurri, peloso, cicciotto, veramente molto bello e simpatico.
Si presenta con una foto di Cameron Diaz, me la dà e mi dice:
“Fammi così”! Gli ho risposto: “Amore mio, anche Photoshop ha i
suoi limiti”! Questo è uno dei problemi con cui mi vado a
scontrare: da un lato accettare di farsi fotografare, dall’altro la non
accettazione di sé stessi.
C’è anche molta indecisione, vorrei, non vorrei... ti portano
scuse tipo “il mio ragazzo non vuole”, che è veramente la cosa
più stupida che si possa dire. Col tempo ti ci abitui. Oggi mi
presento, faccio vedere il mio sito e chiedo al soggetto se è
interessato, se non lo è pazienza! Adesso la prendo molto
meglio. Un tempo ci rimanevo male, specie con quelli che prendono
appuntamento e poi non si presentano, senza neanche mandarti un sms per
avvisarti. Parlando con altri fotografi ho però saputo che
è una cosa comune, succede a tutti. Il mio sogno è
trovare dei bellissimi ciccioni esibizionisti, che non ho bisogno di
mettere a loro agio... per fortuna ci sono stati anche quelli!
Un altro problema è che, non essendo modelli professionisti,
molti si irrigidiscono davanti all’obbiettivo, cercando di essere
quello che non sono. Davanti a una macchina fotografica vogliono
essere al meglio secondo l’idea che si sono fatti di sé stessi.
Così mi ritrovo con gente che si irrigidisce a livello di un
ciocco di legno, tipo Pinocchio! Ricordo un ragazzo spagnolo che a
momenti sentivi lo scricchiolio del legno! Poi per fortuna,
chiacchierando, scherzando, si è tranquillizzato, si è
sciolto, e alla fine sono venute delle gran belle foto.
Quanto è importante l’uso
di Photoshop nelle tue immagini? Come lo usi?
Per me Photoshop è un aiuto ma non è determinante,
nel senso che mi serve per elaborare i file raw che scatto, nei quali
cerco di mettere la massima qualità in partenza, in modo da non
dover poi fare chissà quali interventi. Uso Photoshop per
togliere brufoli o piccoli segni, ma non intervengo mai pesantemente
per cambiare che so, il colore degli occhi, o i capelli. E anche per
editare le foto in bianco e nero oppure in seppia o anche mescolando
alcuni colori come duotone.
Dove fai le foto? Hai uno studio?
Il mio studio... è il salotto di casa mia! Ho comprato
delle attrezzature fotografiche che mi permettono di allestire questo
mini set volante. C’è una struttura in metallo che si monta,
alla quale puoi attaccare dei teloni, ovviamente le luci, dei
fari alogeni a luce continua, pannelli riflettori.
Queste cose le uso d’inverno. Con la bella stagione preferisco fare
foto all’aperto, amo molto la luce naturale. Certo non sempre è
facile trovare posti tranquilli, dove il modello si può
spogliare senza problemi!
Come gestisci la luce all’esterno?
Che accorgimenti usi?
Specie se fotografo in posti come spiagge, scelgo sempre la fine
del pomeriggio, quando la luce è più radente e brillante.
Se lo fai prima la luce è a picco, gli occhi vengono infossati e
spesso chiusi.
Quindi scelgo sempre la fine del pomeriggio. Quando è possibile
mi porto dei pannelli riflettori, se qualcuno mi aiuta a tenerli in
posizione!
Come crei le tue composizioni?
Segui qualche regola?
No, non ci sono regole. Quando vado a fotografare parto da una serie di
idee che mi sono fatto sulla persona, che poi può darsi non si
possano realizzare. C’è un’idea di base, ma poi si vede al
momento. Le pose possono essere ispirate ad altre foto, a riviste
porno o a quadri. Tante volte ho fatto posare degli amici su una
poltrona, e non è altro che “L’amor profano” di Caravaggio.
Altre volte sono partito dal “Pensatore” di Rodin, o da opere di altri
maestri della pittura e della scultura. Ho anche rifatto delle foto che
avevo visto. Questo lo fai soprattutto all’inizio, quando non hai ben
chiara la tua strada, il tuo stile. Poi di queste cose ti restano delle
tracce, delle idee, ma le rielabori a tuo uso... e abuso! Per quanto
riguarda la composizione, amo molto far posare la persona su uno sfondo
nero, perché isola e mette bene in evidenza il suo corpo. Mi
piacciono anche molto le foto in cui si vede la contestualizzazione:
una casa, un salotto, una camera da letto. Il più delle volte
cerco di isolare il soggetto su un fondo chiaro oppure scuro, in modo
che l’attenzione sia concentrata su di lui. Non uso quasi mai il
cavalletto, ma mi muovo tutto intorno al soggetto, cercando di
prenderlo da più posizioni, per fare uscire degli aspetti
particolari che non sempre sono immediatamente visibili.
La cosa più bizzarra, o
scioccante, che ti è capitata fotografando...
Non c’è niente che mi possa scioccare! Cose bizzarre...
beh, tante... ad esempio un tipo che voleva farsi fotografare e mi
aveva mandato delle foto-esempio, “dimenticandosi” di dirmi che erano
di circa 15-20 anni prima! Per cui quando ho aperto la porta mi sono
trovato davanti questo simpatico... vecchietto, che era un pallido
ricordo degli scatti che mi aveva mandato! Passata la sorpresa, ho
cercato di fare delle foto lo stesso, ma il risultato è stato un
disastro!
Hai contatti con altri fotografi
di nudo maschile? Come viene valutato in genere il tuo lavoro?
Si, ho contatti quasi quotidiani con vari fotografi che sono sul
sito Flickr.com, specialmente quelli specializzati in ritrattistica e
nudi maschili. La valutazione dovresti chiederla a loro! [ride, NdR]
Mi sembra che ci sia un interessante scambio di idee e di punti di
vista. E con alcuni si è creata davvero una buona amicizia,
alimentata anche da incontri di persona, oltre che ai vari scambi di
mail e messaggi.
È possibile acquistare le
tue foto? Hai in programma un tuo libro fotografico?
Per adesso le foto non sono in vendita. Ancora non ci ho mai pensato,
nonostante le varie cazzate che ho sentito in giro sul fatto che avessi
un fiorente mercato di vendita di foto su internet.
Non so... forse lo farò, forse no. Circa il libro, è
un'idea che invece ho in mente da tanto. Forse attraverso Blurb.com o
un sito simile potrei anche auto-produrmelo. Vediamo... Magari dopo la
prossima mostra qualcuno si offrirà di stamparmelo! [sorride,
NdR] Sognare costa così poco...